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Servizio Speciale

di ANTONIO LUBRANO & MICHELE LUBRANO

Con Fotoricerca

di GIOVAN GIUSEPPE LUBRANO

Fotoreporter

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“APRILE, DOLCE DORMIRE”  E’ UN ANTICO PROVERBIO POPOLARE CHE FA RIFERIMENTO ALL’ARRIVO DEL MESE DI APRILE E IN PARTICOLARE  MODO DELLA PRIMAVERA: LA FINE DELL’ INVERNO, L’AUMENTO DELLA TEMPERATURA E IL CAMBIO DELL’ORA INVOGLIANO A DORMIRE DI PIU’-  DAL “GIACIGLIO” DI FOGLIE DI SPIGHE  AL COMODO PERMAFLEX 

L’ISOLA D’ ISCHIA COME TUTTI GLI ALTRI PAESI DEL SUD ITALIA E NON SOLO, AI TEMPI DELLA POVERTÀ DIFFUSA,  NON FACEVA ECCEZIONE NEL RICORRERE ALLA PRATICA PIÙ RUDIMENTALE E SEMPLICE QUANDO DOVEVA INVENTARSI IL MODO PER SOPRAVVIVERE AI DISAGI REALI DELLA PROPRIA QUOTIDIANITÀ, NELL’AMBIENTE FAMILIARE DI CONVIVENZA ED AL DI FUORI DI ESSO. COSA ACCADEVA NEL ‘700 E ‘800 A ISCHIA NELLE FAMIGLIE DI CAMPAGNA E DEL BORGO E DELLE ALTRE PARTI DELL’ISOLA?  ERA D’USO A QUEI TEMPI, CHE QUANDO UNA RAGAZZA DEL LUOGO  ANDAVA  IN SPOSA, ASSIEME AL CORREDO, DOVEVA PORTARE IL MATERASSO E LA COPERTA SPECIALE CON I GUANCIALI DI LANA PECORINA. IL RITO ALL’APERTO  SUI TERRAZZI E NEI CORTILI DEL CARDALANA A CUI PARTECIPAVANO TUTTE LE DONNE DELLA FAMIGLIA

DI ANTONIO LUBRANO

Aprile… dolce dormire. Questa volta vogliamo occuparci del materasso, simbolo antico del vecchio detto…”dolce dormire”, quando era…soffice, si  badi bene.  Naturalmente, nessun riferimento al simpatico motivetto  “Il Materasso”  della vecchia e popolare trasmissione televisiva della sera inoltrata del febbraio-marzo 1988 di Renzo Arbore “Quelli della notte” E “Vengo dopo il Tiggì”  in cui,  in coro, con l’aggiunta di una voce stridula femminile (Silvia Annicchiarico) si cantava quello che appariva come un omaggio al materasso ed alla voglia di dormire, anche se, una certa attinenza simbolica, ci può stare, almeno nell’oggetto del soggetto (scusate il bisticcio di parole), che è per l’appunto il materasso e la sua storia di creazione e d’uso, nel nostro vivere comodo e  civile. L’isola d’ Ischia come tutti gli altri paesi del sud Italia e non solo, ai tempi della povertà diffusa,  non faceva eccezione nel ricorrere alla pratica più rudimentale e semplice quando doveva inventarsi il modo per sopravvivere ai disagi reali della propria quotidianità, nell’ambiente familiare di convivenza ed al di fuori di esso. Poter contare su di un giaciglio accettabile era la massima aspirazione dei popolani antichi a Ischia come altrove. Il riposo dopo una giornata di duro lavoro in mare e nei campi, è stato sempre una delle varie esigenze della propria quotidianità che l’ischitano di tutti i tempi ha sempre saputo gestire  con inventiva e ragionamento. Il materasso in tutte le sue evoluzioni nate e sviluppatesi in loco, è una di queste esigenze, assurte a priorità della casa, a mano a mano che si decideva  di riposare il più comodi possibile. Cosa accadeva nel ‘700 e ‘800 a Ischia nelle famiglie di campagna e del Borgo e delle altre parti dell’isola? Era d’uso a quei tempi, che quando una ragazza del luogo  andava  in sposa, assieme al corredo, doveva portare il materasso e la coperta speciale con i guanciali di lana pecorina. La quale ragazza sposa, dopo averla acquistata, passava molti giorni a purgarla, pulirla per eliminare anche i bruscoli, gli spini e altro. Certo è che dopo averci dormito un paio di anni, la lana si raggomitolava e si appiattiva, così aveva bisogno di essere ripulita, sciolta  e allargata. A questo punto, entrava in azione il materassaio che si dedicava, con la sua riconosciuta abilità completamente  al materasso. L’operazione la si preparava con il sopraggiungere della buona stagione, solitamente nei mesi di luglio ed agosto. Era un vero e proprio rituale a cui vi prendevano parte vari membri della famiglia , madre della giovane sposa, sorelle, cugina qualche zia ed anche  l’amica  di famiglia. Insomma tutta la famiglia intorno al materassaio e al materasso della sposa per vederlo lavorato alla migliore maniera in modo che la ragazza sposa del Borgo e della campagna  potesse  dopo ritenere benedette quelle ore piene in cui ci si è  ritrovati  tutti insieme intorno al  materasso della salute.  Ai materassi di lana i ceti facoltosi vi sono arrivati molti decenni prima dei ceti meno abbienti dell’isola che fino agli anni ’50 usavano ancora un saccone con le foglie di pannocchia e sopra un materasso con la crine vegetale. I materassi di lana sono praticamente  scomparsi in buona parte  negli anni ’80, sostituiti dal classico  e moderno permaflex.  Oggi si riposa su materassi sofisticati di vario tipo, forma e costo. Dagli anni ’60 è stato molto in voga il materasso a molle, spesso definito anche “ortopedico” ma oggi praticamente considerato desueto e superato da materassi cosiddetti “ergonomici” cioè in grado di modellarsi e seguire le curve fisiologiche del corpo. Gli specialisti medici ormai ne consigliano fortemente l’uso rispetto agli ortopedici..

                                                                                                     antoniolubrano1941@gmail.com

                                                                                                info@ischiamondoblog.com

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Il  “MATERAZZARO”,  Il CARDALANA  E L’AGO SACCURALE:

USI E COSTUMI DI UN’ ISOLA DI ALTRI TEMPI

DI MICHELE LUBRANO

Il cardalana negli anni ’20 e ‘30 partiva da Forio d’Ischia  con la sua speciale bicicletta, e attrezzata di tutto punto e raggiungeva gli altri Comuni isolani, in special modo il vecchio Borgo di Ischia Ponte per espletare  il suo lavoro.  Nel lontano  passato, a Ischia, per stare più freschi, i materassi estivi venivano  imbottiti di fibre vegetali e quelli invernali di lana. Questi ultimi dovevano essere periodicamente svuotati: l’imbottitura veniva  passata nel cardalana per “allargarla” e farla tornare soffice. Il materassaio, figura oggi quasi scomparsa, si muoveva sull’isola  con un triciclo dotato di cassone sul quale era montato il cardalana, con spazzola metallica e piccoli strumenti per svuotare e riempire i materassi.  Per avere i suoi servigi bisognava prenotarlo. Per farlo, non avendo a disposizione altro modo,  si aspettava che lo si vedesse in giro di lavoro per accaparrarselo. In pratica era il materazzaro di paese conteso dalle famiglie per “rimettere a posto” i propri materassai di lana. Il suo  mestiere consisteva nel ridare vita a materassi sopratutto usurati, sia quando questi erano riempiti con foglie o fibre vegetali, sia quando, in tempi più moderni per chi se lo poteva permettere, erano imbottiti con lana o piume. Di solito, una volta all’anno veniva chiamato a domicilio per ripristinare l’imbottitura del materasso e, utilizzando uno strumento chiamato “scardasse” (grazie al quale il materassaio era anche chiamato scardassare), allargava e rendeva nuovamente soffice la lana. Questo utensile era composto da due parti chiodate, una fissa e un’altra mobile: la lana, dopo essere stata lavata e fatta asciugare, veniva adagiata sulla parte fissa allargata con quella mobile. Per questo motivo, era detto anche scardassiere e cardalana.
Oggi, la tecnologia, che consente di produrre comodi materassi in lattice, ha mandato definitivamente in pensione il materassaio, anche perché a differenza di molti anni fa, il materasso non costituisce più un bene di famiglia da tutelare e tramandare alle generazioni future. Naturalmente il materazzaro faceva il suo lavoro a domicilio, perché non aveva un posto adatto e, solitamente, si metteva in  un cortile. Stando in ginocchio, batteva la lana sul pavimento con due fruste. La polvere e i peli che si sollevavano dalla lana battuta,  gli procuravano una fastidiosa  tosse e il “ tappo al naso “. Successivamente i materazzari comprarono un attrezzo formato da due tavolette, che permettevano loro di svolgere il lavoro un po’ più rapidamente. Le tavolette erano così composte: entrambe erano irte di chiodi ricurvi, tutti della stessa misura; una era fissa,e su di essa veniva poggiata la lana; l’altra veniva manovrata a mano in avanti in modo da dipanare la lana.
La figura del  materazzaro  è  esistita  fino alla seconda metà degli anni settanta. In quel periodo in tutte le case dell’isola  il materasso di lana era abbastanza presente. Ogni anno al fine di eseguire una manutenzione del materasso, che risultava appiattito (quasi compresso) per l’utilizzo, si scuciva e si estraeva la lana che poi veniva lavata, stesa al sole ad asciugare, cardata ed infine rimessa nel materasso. Al “materassaio” veniva affidato anche il compito di rinfilare i fiocchetti e di ricucire il bordo del materasso con degli aghi lunghissimi (i cosiddetti aghi saccurali), da un lato all’altro del materasso. Tutta l’operazione durava qualche giorno e spargeva una fastidiosa polvere per tutta la casa. Il materassaio era l’artigiano che ridava forma e bellezza ai materassi. Il suo periodo di lavoro, quindi, era limitato ai mesi estivi (luglio/agosto) per terminare prima del periodo delle “bottiglie di pomodoro”. La figura del materassaio si è estinta con l’avvento e il diffondersi dei materassi Permaflex.

michelelubrano@yahoo.it

 

Il Servizio Speciale

è stato realizzato

Da ANTONIO LUBRANO  &  MICHELE LUBRANO

Con la Fotoricerca di

GIOVAN GIUSEPPE LUBRANO

Fotoreporter

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